Confraternite e devozioni popolari in un piccolo gioiello del borgo.
L’Oratorio consacrato alla SS. Trinità e sede della Confraternita omonima, che veste cappa rossa e tabarrino rosso, nero o cilestrino, a seconda delle circostanze, affianca la Chiesa sul quadrante me-ridionale del sagrato. La struttura presenta un apparato architettonico con il tetto a doppia falda coronato dal timpano e il frontale diviso in tre comparti da lesene di limitato aggetto, fra le quali si aprono due monofore verticali.
Le monofore inquadrano una mediocrissima raffigurazione tardo ot-tocentesca della Trinità, priva di ogni valenza anche minimamente decorativa, che si propone per un urgente intervento di ridipintura, evitando inutili restauri. L’interno, ad unica navata con volta a botte, conserva alcuni oggetti di culto che presentano qualche pregio d’arte.
Due mazze processionali sette-centesche decorate da figure di santi in argento; il gon-falone dipinto su entrambi i lati da un diligente anonimo manierista neoclassico; la monolitica statua della Tri-nità; il crocifisso settecentesco di ambito genovese; l’af-fresco di Luigi Gainotti che raffigura la presentazione di Gesù al Tempio, ma, soprattutto, la tela del martirio di Santo Stefano, posta al di sopra dello scanno centrale del coro.
Opera che malgrado l’infelice collocazione e le precarie condizioni di conservazione, adombra riferi-menti non banali alla grande pittura genovese del primo seicento e risulta indiziariamente riferibile alla bottega di Domenico Fiasella. La prima documentata attesta-zione relativa all’Oratorio e alla Confraternita risale al 29 novembre 1645, allorché l’assemblea straordinaria deliberò i “Capitoli” della congregazione. Il 16 giugno 1648 il Pontefice Innocenzo X concedeva alla Confrater-nita privilegi e indulgenze. Copia della pergamena origi-nale “Littterae aggregationum indulgentiarum et privile-giorum” è conservata nell’archivio dell’istituzione.